martedì 19 settembre 2017

L'Anima del mondo


L'autunno è alle porte. E' tempo di costruire nuovi progetti. Riordinare i cassetti, i bauli, gli armadi.


Raccogliere le foglie. Scoppiettanti. Conservare l'estate in una tasca. Tra fotografie, conchiglie e biglie colorate.


Trame...


Qui piove da quasi due settimane, la stagione dell'acqua è arrivata, portando con sé promesse e altri racconti.


Ho acquistato libri, colori e fogli. Cucinato pane, polenta, risotti e biscotti. E' tempo di piumini e sogni arancioni.



Adoro fotografare, soprattutto se con gli scatti riesco a raccontare una storia...


***

Nuove letture e nuove ricette prossimamente in "Appunti e altre storie"

libro della settimana


Mi trovate, purtroppo ;), anche su Facebook: qui

lunedì 18 settembre 2017

Anima Mundi




Questo post è personale, mi scuso con chi si sentirà "fuori luogo".

In rete, nel settembre del 2003 scrivevo questo:

GAIA

... L'ipotesi Gaia si riferisce al mito greco della Grande Madre Gaia, venerata come archetipo della Vita e della procreazione delle specie, afferma che ogni mancanza di rispetto o alterazione dei preziosi equilibri vitali del nostro pianeta ha conseguenze profonde sull'intero habitat fisico e biologico delle specie viventi, come negli ambienti che collaborano alla sua esistenza. La teoria Gaia, fomulata da Lovelock e dalla microbiologa americana Lynn Margulis, avanza l'ipotesi che il clima della terra e la struttura biochimica della superficie terrestre siano controllati direttamente dalla vita e dalle interazioni delle piante, degli animali e degli altri microrganismi che la abitano. Alla luce di questa ipotesi, il nostro pianeta è tutt'altro che una sfera inorganica di acqua e terra, regolata da processi  geologici  meccanici. Si tratta invece di un superorganismo biologico, capace di autoregolazione e persino di difesa rispetto a eventuali fattori che possano minacciarne il delicato equilibrio, COM'E' PER LE INNUMEREVOLI PERTURBAZIONI ATTIVATE DALL'UOMO CON I SUOI  DISASTRI ECOLOGICI E CON L'INQUINAMENTO. La terra è ritenuta da Lovelock come un unico grande sistema che si muove nello spazio cosmico, seguendo leggi precise di vita e di equilibrio. Non solo la composizione dell'atmosfera, dell'acque e delle rocce, ma anche la struttura interna del pianeta, con gli immensi giacimenti di fossili, carbone e petrolio, collaborano all'equilibrio omeostatico che si è creato nel corso dei millenni... L'alterazione pericolosissima di questo equilibrio  - segnala Lovelock- risulta non tanto dannosa per la sopravvivenza del pianeta stesso, quanto per l'uomo, che sembra aver innescato un temibile congegno autodistruttivo, senza nemmeno rendersene conto. L'effetto Gaia potrebbe allora farsi sentire con conseguenze di proporzioni gigantesche proprio sulla specie umana. Per troppo tempo l'uomo ha strumentalizzato la natura, come se fosse stata un balocco di cartapesta al servizio dei suoi capricci e dei suoi bisogni materiali. Adesso il pianeta è sul punto di riaffermare la sua autonomia, anche per la difesa di moltissime altre forme di vita che reclamano la sopravvivenza...

Arturo De Luca - La New Age

***

Un tempo, ormai lontano, curavo due piccoli siti. Tra il 1999 e il 2009, i siti venivano amati, nutriti e creati dai webmaster. Eravamo, come ho accennato altre volte, i pionieri della rete. C'erano siti che trattavano di cinema, telefilm, viaggi, hobby, giornalismo, fotografia, vampiri, leggende... Conoscevamo, chi più chi meno, un po' di html e per l'epoca venivamo "invidiati" (in senso buono), rispettati e seguiti.
Non ci prendevamo molto sul serio, le discussioni si chiudevano velocemente. Seguivamo tacitamente le regole di internet: emoticons, scrittura e linguaggio. Non URLAVAMO, né utilizzavamo paroloni o abbreviazioni. Ogni tanto litigavamo, ma bannavamo gli stolti e ci riparavamo sotto nick name/avatar. Sapevamo chi frequentare e, NO, non usavamo altri nomi per fregare il prossimo! Ho incontrato di persona Alessandro, Sara, Umberto, Marcella, Francesca, Paolo, Anna... Ho parlato al telefono con Salvatore, Simone, Daniele, Marina, Rossella, Alessandro2, Miriam, Jessica... E naturalmente ho risposto a migliaia di mail, chattato e non mi sono mai sentita "assediata", minacciata o spaventata dalla RETE. Mi sono trovata a casa grazie ad Aruba e a Splinder. Ho avuto molti nick name, con i quali riuscivo ad esprimere la mia vena creativa (AnnaZero è ancora in circolazione), il mio lato "spirituale/antropologico", la mia Anima animalista.
Il sito "spirituale/antropologico" faceva parte, all'epoca, del mio carattere curioso. In Inghilterra mi avrebbero dato dell'eccentrica, qui, nel 2000, qualcuno provò ad etichettarmi senza riuscirvi.
Avevo 27 anni quando iniziai a creare quello che sarebbe diventato "Acque Stregate" (sito e saggio... saggio dimenticabile - ndb), cercavo, come il pazzo di Leland e la romantica Murray (e non vi sto a spiegare chi sia Leland), tracce che collegassero le culture cosiddette "pagane" alle streghe medioevali/rinascimentali. Non solo non ho trovato alcun collegamento, ma mi sono allontanata definitivamente da qualsiasi credo, disciplina, filosofia, religione e diceria creata dall'uomo/donna. Essendo Animista/Agnostica di natura non credo nelle vostre Divinità, quindi certi argomenti, come agli Atei, mi fanno sorridere.
Mi sono infiltrata per carpire credi e conoscenze, e ho trovato delle belle persone. In fondo, ho sempre rispettato i credi altrui... fino ad oggi. 
Non mi vergogno a dirvi che accendo candele o falò, dove è possibile, per benedizione, ringraziamento e ricorrenza. Non sono superstiziosa, ma porto con me un chiodo arrugginito trovato a Triora. Raccolgo, ancora oggi, sassi bucati o/e di mare, petali, foglie, conchiglie e piume. Quando mi capita accendo candele dentro le chiese e adoro osservare il mio salice o purificare la casa e i cristalli con l'incenso. Mi piace suonare campanelle e campane tibetane, accendere olii essenziali e cucinare soffiandoci dentro sogni e speranze. Questi sono i miei "incanti". 
Ho seguito alcuni scavi archeologici, ho frequentato (secoli or sono) un gruppo di studiosi, sono stata in Inghilterra, Irlanda, Francia Belgio, Africa... per "toccare con mano" alcuni punti, cosiddetti, energetici del pianeta, ho trovato (Belgio e Francia a parte): turisti e fan. L'animale che mi piace di meno è "l'uomo-pecora". Non sopporto chi non vede la bellezza delle immagini rupestri della Valcamonica o non si emoziona dinanzi ad un sito megalitico italiano. In rete sono tutti "new age", sono così NEW AGE e SAGGI che i musei e i siti archeologici sono vuoti (sempre che non si trovino a Firenze, Roma,  Torino, Inghilterra, Irlanda...).

Il mio sito racchiudeva superstizioni, leggende, dicerie, storia. In un'altra epoca sarei stata ammazzata per stregoneria, in quanto conosco, da quando ho 25 anni, la fitoterapia, che non è fantascienza, occultismo, magia, omeopatia, cialtroneria. Di definirmi sciamana o sacerdotessa Nun me passa manco p' 'a capa! Fate vobis!

Tra il 2001 e il 2003 dal sito:

"Il sito è nato con lo scopo di informare. E' in continuo mutamento, alla ricerca di tradizioni, leggende e racconti. L'idea iniziale era di mostrare (non di dimostrare) i vari calendari, le varie tradizioni sciamaniche e pagane, per cercare di "capire" che l'uomo per secoli è stato a stretto contatto con la natura.
Non mi piace parlare male dei vari credi o delle varie religioni, non troverete posizioni a riguardo! Il sito è personale in merito alle ricerche, impersonale riguardo a chi cambia "fede" ogni due mesi, alle mode o cose del genere. Non mi riguarda! Lascio come sempre spazio alle altre voci. Non amo la censura, ma non accetterò MAI argomenti "cruenti", volgari e irrispettosi.
Ci sarà sempre qualcuno che la penserà diversamente da voi. La saggezza è insita nelle persone che traggono insegnamenti dai propri errori, e non puntano il dito perché qualcun altro gliel'ha detto... o perché fanno parte di un "gruppo". La regola più importante del sito è: PENSARE CON LA PROPRIA TESTA."

"La distruzione dei boschi e delle foreste del pianeta non comporta soltanto gravi danni ecologici. Spesso si dimentica che con gli alberi scompare anche un prezioso patrimonio culturale dell’umanità. In passato le piante venivano considerate la manifestazione più immediata e concreta della divinità…”

Prefazione da “Mitologia degli alberi” di Jacques Brosse

... Si narra che Osiride abbandonò l'Egitto per insegnare agli uomini a coltivare, e che questi insegnamenti furono fatti attraverso canti e odi. Nel XVI secolo si consigliavano cataplasmi con il pane, cumino e sale per combattere il mal di testa. Suor Ildegarda, una monaca medievale, consiglia: "il grano tagliato in luna crescente dai mietitori fornisce più farina di quello mietuto in luna calante..." La Santa definisce il grano un alimento forte, ottimo per il sangue, e nei suoi ricettari scrive: "E chi sente dolori alla schiena o ai lombi faccia cuocere chicchi di frumento in acqua e ne faccia un impacco sul punto dolente, il calore del frumento scaccerà le forze di questo malanno". Nella medicina popolare il grano si utilizzava per curare il rachitismo, l'anemia e si consigliava di aggiungere nel cibo un cucchiaio al giorno di germogli di grano...

Dal saggio (2010):

... Dal 1700 il vocabolo sciamanesimo è stato utilizzato per individuare le pratiche religiose dei popoli altaici, paleosiberiani e uralici; la parola stessa ha origine nella lingua del popolo degli Evenki (un popolo alcaico), che con il termine saman raffigurava il personaggio principale delle cerimonie. Col tempo il vocabolo sciamanesimo ha racchiuso nel suo significato l'esperienza religiosa di varie etnie La figura dello sciamano si incontra in tutti i continenti, soprattutto nelle popolazioni nomadi. Le origini di tali pratiche sembrano risalire al Paleolitico, le cui tracce sono state scoperte nelle caverne di Altamira (Spagna meridionale), di Rocamadour e Lascaux (Francia) e nei graffiti siberiani dell'epoca. (...) Ricercatori ungheresi, finlandesi e russi, a partire dalla metà del secolo scorso, riuscirono a raccogliere un buona parte del materiale. Lo sciamano è una figura straordinaria, il tramite tra l'umano e il divino: guaritore, erborista, mago, uomo di medicina. Le popolazioni eschimesi chiamano lo sciamano elik, colui che ha gli occhi; i siberiani enenalan, uomo illuminato; i cinesi cheng-jen, l'iniziato. 

Gli uomini impauriti dai fenomeni naturali cercano di dominarli con le tecniche più svariate, il sortilegio e la superstizione nascono agli albori dell'umanità, da antichi culti delle fertilità o nella compenetrazione dell'uomo con il mondo circostante. Inizialmente si praticano soprattutto culti animisti, dove si attribuiscono qualità soprannaturali alla natura. Nel mondo precristiano gli "stregoni" e le "sacerdotesse" sono indispensabili e svolgono una funzione sociale riconosciuta all'interno del gruppo.

... Osservando la nascita dei miti, monumenti e tradizioni dei vari popoli riscontriamo delle similitudini, che gli studiosi chiamano archetipi. La parola archetipo ha origine dal greco antico e significa: IMMAGINE ORIGINALE; in ambito filosofico simboleggia la forma preesistente e antica di un pensiero. Il popolo Jucaghiro, un gruppo etnico della Siberia, sosteneva che all'interno di ogni animale e di ogni luogo vivesse uno spirito; gli Irokesi, i Sioux e gli Algonchini, in America, credevano che l'universo fosse pervaso da una forza che animava ogni cosa e si distribuiva in varia misura negli oggetti, nelle creature, dagli uomini alle pietre. Esaminando da vicino le diverse tradizioni, riscontriamo il culto verso la natura, quindi non ci dobbiamo stupire che il soprannaturale abbia accompagnato l'uomo per tutto il corso della sua esistenza in qualsiasi luogo si trovasse...

... Gli studiosi sono concordi nel dire che, dopo varie rivisitazioni storiche, le più grandi cacce alle streghe sono avvenute laddove vi era una volontà popolare: spesso non c'era un individuo che s'imponeva ad un popolo indifferente, anzi era proprio la comunità stessa che desiderava eliminare le persone ritenute colpevoli delle crisi sociali ed economiche...


Nella mia vita ho incontrato ciarlatani, sognatori e religiosi. Oggi mi preoccupano i saccenti, tutti quelli che additano i "credi" altrui, il sentire altrui. Oggi mi preoccupano questi nuovi roghi, e, da qui si evince, perché non tocco più certi argomenti. Lascio il campo libero a tutte le discipline NEW AGE e a chi inconsapevolmente crede di essere nel giusto. Si ritorna nell'ombra, in quel cantuccio in cui ci hanno messe/i per secoli.

***


Andare a funghi non è uno scherzo, mio suocero lo sa. A me piace pensare di essere la detentrice di saperi arcaici, un po' come l'ultima narratrice di storie irlandesi, quella di cui parlava Joyce. Così prendo appunti, nella mia testa, li tengo stretti e li racconto, quando e appena posso. 
Quasi sei ore, nell'umidità del bosco, con le mani congelate. Le mie lo erano! 
Imparo sempre qualcosa, oggi so riconoscere mazze di tamburo, finferli e i Lactarrius sanguifluus. Ed è già qualcosa. I porcini naturalmente non li ho trovati... io.
Mio suocero ti racconta di quando a 10 anni portava le mucche al pascolo, percorrendo chilometri e chilometri di sentieri, in quella natura selvaggia tanto amata e declamata in questa "NUOVA ERA". E rimaneva sotto la pioggia, lui ed altri bambini, a prendersi uno, due, forse, tre temporali. Con gli abiti bagnati tornava dalla padrona, che gli chiedeva "Hai mangiato?" e lo spediva al letto con un bicchiere di latte caldo. Gli abiti rimanevamo umidi per giorni e poi, quando la stagione finiva, tornava a casa a farsi rammendare il maglione.
Sì, andare a funghi non è uno scherzo, mio suocero lo sa.

E stamattina ho visto uno scoiattolo tra i rami. Per carità, alcuni di voi ci sono abituati, tuttavia mi meraviglio sempre! E' accaduto anche ieri, quando ho visto un branco di caprioli...



"... nonostante non mi ritrovi all'interno di una religione, credo nella voce del bosco e nelle acque ancora stregate..."


lunedì 11 settembre 2017

Un altro pianeta - seconda parte


Ricordi americani

Las Vegas è una città a sé. Al di là dell'atterraggio, che è stato alquanto turbolento, mio marito ed io abbiamo girato un'ora in aeroporto alla ricerca delle valigie, per fortuna con il fuso orario l'abbiamo recuperata. Dopo aver ritirato bagagli e auto, ci siamo diretti in Hotel per rinfrescarci. Peccato che per fare il check-in ci si impieghi dai 30 ai 60 minuti, a seconda della fila. Insomma Las Vegas è una città colma di umanità, come Monte Carlo raccoglie curiosi, turisti, prostitute, ricconi e arricchiti, con l'unica differenza che Monte Carlo è chic, mentre Las Vegas è trash. Per farsi notare si può girare con la "limo" (limousine) e sperperare il proprio denaro in uno dei tanti Casinò, che sono, a differenza del principato di Monaco, alla portata di tutti. Li trovi ovunque, in tutti gli Hotel, all'aeroporto o ancora fuori città, lungo il deserto del Nevada. Monte Carlo è elegante, ma noiosa, grigia e gli edifici, troppi per i miei gusti, soffocano la bellezza del mare. Las Vegas, invece, è bastarda imbrogliona, ricca, bugiarda e, diciamolo, un po' mignotta. E' una città pulsante, puzzolente, calda (al ritorno, prima di tornare in Italia, c'erano 43 gradi), colorata, cara, non dorme mai! 
L'albergo in cui stavo, "Excalibur", ha le fattezze di un castello, ma più che dai racconti arturiani prende spunto da quelli Disney, con slot machine compresi. Naturalmente ogni albergo ha un suo tema, il Bellagio presenta degli splendidi giochi d'acqua al ritmo di musica, che seppur fatti dall'uomo riescono a strappare meraviglia e sorrisi. Quando mi ricapita di vedere colonne d'acqua alte 76 metri accompagnate da "Fly me to the moon"? Forse sono americana e non lo sapevo.



Insomma dopo due ore di cammino scopri di aver visto soltanto quattro, forse cinque, alberghi. Sembra un parco di divertimenti, con la Tour Eiffel, la Statua della libertà, la piccola Venezia, i quartieri di New York o le farlocche ville arabe. Diciamo che ti prende per sfinimento. Inizialmente sei curioso, poi le scale mobili, i ponti, i semafori, le strade affollate, il caldo schiacciano l'euforia e quando decidi di tornare indietro è già troppo tardi! Sai che ci impiegherai ore prima di rivedere la stanza! 
Ovviamente non mancano i barboni, che vi dirò sono più invisibili di quelli di Denver. Un pensiero va al musicista di colore, alla signora con il cane, al dormiente, al fumatore di cannabis e all'uomo senza gambe! 
Un altro pensiero va al vino italiano che costa  20 dollari a bottiglia e alla coppietta che acquistava vodka in quantità industriale.
Infine un altro pensiero va ai 5 dollari persi in una manciata di secondi e all'acqua venduta a peso d'oro!




Usciti da Las Vegas vedi il deserto. Brullo, aspro, quasi cattivo, con piante grasse mai incontrate prima, veri propri alberelli, resi famosi dal cd degli U2 " The Joshua Tree".



Giunti in Utah e nuovamente con un'ora in avanti (nove ore indietro rispetto all'Italia e un'ora in avanti rispetto al Nevada) abbiamo attraversato il paese di Saint George*, che non ha nulla di speciale se non che viene consigliato da alcuni blogger e webmaster. 
Se non avessimo seguito alcuni consigli trovati sul web e di alcune persone che si occupano di viaggi per mestiere, avremmo speso più tempo nei parchi tra lo Utha e l'Arizona.
Ad ogni modo, le strade che portano ai parchi dello Zion, Bryce Canyon, Monument Valley (Arizona) e Gran Canyon (Arizona) sono spettacolari.




Solo per il parco nazionale dello Zion ci vorrebbero un paio di giorni, purtroppo l'ho visitato in un pomeriggio, con l'aiuto di una "navetta" e un paio di passeggiate a piedi. I sentieri conducono ai piedi di maestose formazioni rocciose e lungo il Virgin River. L'entrata al parco è di 15 dollari a persona, ma se si acquista la "carta parchi" (che va bene ad esempio per Zion, Bryce e Gran Canyon) paghi 80 dollari a coppia. Naturalmente ci abbiamo rimesso, infatti il giorno seguente, una volta arrivati al Bryce Canyon il ranger ha esclamato: It's Free Free Day!!!! 
E TI PAREVA!
Arrivati a Bryce, paese, ho dormito in un Motel, che gli americani chiamano Lodge, ad ogni modo fuori c'erano appena dieci gradi e si percepiva l'aria di montagna.



Il Bryce Canyon è un parco particolare, famoso per i pinnacoli che vanno dal bianco all'arancione, dal marrone al rosso. Gli Hoodoos dello Utah sono il prodotto di erosioni dovute all'acqua, al vento e al ghiaccio. Nonostante ci si trovi a 2000 metri di altitudine, e al mattino presto si stia piuttosto bene, il caldo ti accompagna ovunque, soprattutto nei tragitti più impervi. La bellezza di Bryce è indescrivibile, le foto e i video sono insufficienti a spiegarne la GRANDEZZA.






I boschi montani, visti durante il viaggio, sono alquanto secchi, aridi, allo stesso tempo misteriosi. Ricordano le pinete romane della mia infanzia, ma questa è un'altra storia.




Horseshoe Bend è una tappa obbligata, è una ansa del fiume Colorado non distante da Page (paese alquanto insignificante). La forma dell'Horseshoe  è quella di una U che ricorda un ferro di cavallo per l'appunto, mentre la profondità in cui si trova il fiume è di 300 metri. Insomma, qui i turisti si spingono sulla sponde vertiginose per scattare la foto migliore. Noi, naturalmente, come spesso è capitato, avevamo il sole contro.
Non distante da Page, e dalle riserve indiane dei Navajo, si trova l'Antelope Canyon.







Non ci siamo fatti mancare il tour, che dall'Italia ci avevano detto sarebbe stato su una Jeep 4x4, mentre abbiamo percorso il tragitto, che conduce al sito, su una camionetta. La guida Navaho, piuttosto simpatica, più che descrivere lo strepitoso dono della natura, si dilettava ad indicarci i punti fotografici migliori, quelli resi famosi dagli screenserver di tutto il mondo.
Il Grand Canyon non ha bisogno di tante parole, è ENORME, spettacolare, gigantesco, imponente. Vedere il sole scendere dietro le rocce, provare ad immaginare il percorso del fiume Colorado sono doni unici. Il Canyon è profondo più di 1800 metri e largo dai 500 metri ad una trentina di chilometri. Il parco, quello da noi percorso, per vedere il panorama dall'alto è grande una quarantina di chilometri.






La Monument Valley (Arizona - territorio tra Utah e Arizona) è il sito che ho preferito e amato. L'ho visitato sia al tramonto che al mattino, ed entrambe le volte ho provato una grande emozione. Come si può descrivere la bellezza?
Il viaggio però non è fatto soltanto di mete turistiche, ma anche di incontri, alberghi, souvenir, motel/lodge, disavventure. 







Attraversando il Wyoming, il Colorado, lo Utah, l'Arizona e il Nevada mi aspettavo di trovare quei localetti tipici dei film e telefilm americani in cui c'è una tizia che ti serve sempre una marea di caffè. In verità, non ne ho incontrato nemmeno uno. Non troverete autogrill, bensì benzinai con piccoli supermercati, in cui i bagni (RESTROOM) sono spesso puliti.
Per sbaglio siamo finiti a Shonto, una riserva Navajo, e al di là della natura selvaggia e al contempo strepitosa, non posso dire che gli indiani se la passino bene, almeno così mi è sembrato.
Mi aspettavo qualcosa di diverso nel visitare l'Arizona e lo Utah, pensavo, fossero più aride, calde, quasi selvagge. Per certi versi il Wyoming, meno turistico, mi ha colpita di più.
Credevo che l'incontro con gli indiani d'America sarebbe stato "sacro", in verità la cucina navajo è simile a quella messicana e il piatto "vegetariano" da me scelto era identico a quello "carnivoro" ordinato da mio marito. Della serie "prese per i fondelli". Perfino il serpente, assaggiato qualche giorno più tardi, sembrava pesce impanato. L'artigianato indiano è costosissimo, mentre le cose più economiche sono, come accade ovunque, sfornate in fotocopia. 
Da una parte ho visto indiani benestanti, che trattano i turisti come fossero degli imbecilli (una guida navajo scattava foto ai giapponesi travestiti da cowboys), dall'altra ho visto bambini e uomini con lunghe cicatrici sul volto. Non so cosa pensare.




Abbiamo bucato una ruota a due giorni dalla fine del viaggio, in una zona in cui il cellulare non prendeva e le persone, diversamente dal Wyoming, non sono ospitali. Grazie alla pazienza di mio marito, e all'insistenza della sottoscritta, abbiamo trovato un Garage, in cui per una ventina di dollari ci hanno sistemato il guasto. Peccato che il giorno seguente ci siamo ritrovati nuovamente al punto di partenza, con una ruota che non teneva la pressione. Quindi ogni tanto, visto che il viaggio era quasi terminato, ci fermavamo a gonfiare la ruota.
Sono tante le cose da dire: dai viaggi in aereo, ai controlli in aeroporto, dagli americani conosciuti durante il tragitto a quelli incontrati all'aeroporto di Newark (New Jersey), più simili alla visione di "americani/occidentali/consumisti".
Non dimenticherò: le case mobili, i bellissimi TIR, i pulmini della scuola, le macchine del ghiaccio, la sera stellata al Lodge della Monument Valley, il piccolo appartamento alla Monument Valley, la gita sulla camionetta, il deserto del Mojave, la Route 66, il freddo e il caldo, la natura strepitosa, l'acqua al cetriolo e gli animali incontrati lungo il tragitto.
Sono passati quasi dieci giorni e continuo a sognare l'infinita, assoluta, bellezza AMERICANA.
GRAZIE STEFANO per questo, faticosissimo, meraviglioso viaggio!


















43 gradi


E ora sogniamo qualche aurora boreale ;).


ps: le foto sono scattate con macchine fotografiche differenti da Stefano e dalla sottoscritta. Ho firmato quasi tutte le foto per "semplificare".


*MESSAGGIO PER I BLOGSTAR E WEBMASTER E SOCIALMASTER VATTELAPESCA:

A Cavaillon non c'è la lavanda. E' una cittadina "non molto carina" famosa per il melone.
Grasse non è la città del passato e per vedere i campi di lavanda bisogna spingersi in cima, sul Verdon, o nei pressi di Sault, capitale della lavanda. 
Il Belgio non è solo Gant e Bruges! Sia in Francia che in Belgio si possono trovare megalitici come a Weris o Brignole.
St. George (Utah) non è particolare, e si può evitare!